“A scuola di democrazia con Don Milani”: il testo collettivo della 5ªD
Di seguito si pubblica il testo collettivo realizzato dalle studentesse della classe 5ªD, nato a conclusione del progetto “A scuola di democrazia con Don Milani”.
Il percorso ha approfondito i valori fondanti della Costituzione italiana, riflettendo sulla loro attuazione nel presente a partire dal pensiero e dall’esperienza di Lorenzo Milani. In particolare, le studentesse si sono concentrate sul valore della parola e del dominio della lingua come strumenti essenziali per il pieno esercizio della cittadinanza, sperimentando al tempo stesso l’importanza del dibattito democratico e dell’elaborazione condivisa dei contenuti attraverso la pratica della scrittura collettiva.
Il progetto è stato realizzato dalla referente del Gruppo Don Milani di Modena, prof.ssa Claudia Vellani.
SCUOLA E DISEGUAGLIANZE
DON MILANI ATTRAVERSA LE GENERAZIONI
Bocciatura e dispersione scolastica come fallimento della scuola
Per don Milani
Don Milani non vedeva la bocciatura come uno strumento educativo, ma come una punizione che colpisce soprattutto gli studenti più fragili, spesso già svantaggiati dal punto di vista culturale ed economico. In Lettera a una professoressa, la scuola tradizionale viene definita come selettiva, perché valuta tutti con lo stesso metro, senza tenere conto delle diverse condizioni di partenza e dei tempi di apprendimento di ciascuno. In questo modo, la scuola finisce per “perdere” proprio chi avrebbe più bisogno di essere sostenuto. Bocciare significa rinunciare a educare; significa dichiarare il fallimento della scuola, non dell’alunno. Il rispetto dei tempi di apprendimento e l’offerta di più scuola a chi ne ha più bisogno diventa quindi una scelta etica e politica: educare non è selezionare i migliori, ma non lasciare indietro nessuno, perché solo così la scuola può essere davvero strumento di giustizia e di emancipazione sociale. Altrimenti rischia di diventare un meccanismo che riproduce quelle disuguaglianze sociali che, oltre a esistere al di fuori dell’ambito scolastico, si riflettono anche al suo interno, lasciando spazio alla proliferazione di pregiudizi. La presenza di classismo e “preferenze” da parte dei professori porta infatti alla discriminazione e all’esclusione di quegli studenti che per peculiarità personali o situazioni esterne non riescono a mantenere lo stesso ritmo degli altri.
Per noi
Una scuola veramente inclusiva non può limitarsi a essere accessibile a tutti, attraverso la trasmissione di contenuti, ma deve assumersi la responsabilità di portare tutti al successo formativo, adattando metodi, tempi e linguaggi alle caratteristiche degli studenti. Anche attualmente, la scuola è prevalentemente frontale, nonostante negli anni si sia cercato di diminuire il nozionismo e migliorare l’approccio dei professori nei confronti degli studenti. Proprio come scrivono gli otto alunni della scuola di Barbiana nelle pagine di Lettera ad una professoressa, gli insegnanti prediligono seguire un programma già predisposto anziché concentrarsi sull’apprendimento reale degli alunni. Così, coloro che non riescono a mantenere i ritmi prestabiliti non riusciranno mai a colmare le loro mancanze, rischiando anche di perdere l’anno. Le conseguenze concrete che un insegnante riscontra successivamente ad una bocciatura sono minime; nella vita di uno studente, al contrario, esse rappresentano un avvenimento che segnerà per sempre il suo percorso e la sua persona, creando dei pregiudizi nei suoi confronti e ostacolando la sua carriera scolastica. Il ricordo rimarrà per sempre inciso nell’individuo, mentre per l’insegnante, sarà l’ennesimo nome da archiviare. “Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che « respingete »” (LP).
Scuola e vita: cultura utile e cultura elitista
Per don Milani
Don Milani critica l’idea di cultura elitista, che serve solo a distinguere chi “sa” da chi “non sa”. Secondo lui, la cultura deve essere utile, aiutare a capire la realtà e a partecipare consapevolmente alla vita sociale e politica, abituare a ragionare con la propria mente e sviluppare un pensiero critico per poter essere liberi.
Per questo è più importante conoscere la Costituzione, saper leggere un giornale, confrontare le notizie e comprendere il mondo, piuttosto che accumulare nozioni astratte e lontane dall’esperienza quotidiana.
Per noi
Oggi esistono iniziative come quella di Still I rise, fondata da Govoni, che riflette nell’attualità le finalità della proposta di don Milani a metà del Novecento: l’impegno sociale e l’importanza di rendere accessibile l’istruzione per poter modificare la propria condizione (mobilità sociale) e per migliorare la società nel suo complesso rendendola più giusta.
A nostro avviso, è possibile sottolineare una relazione anche tra Don Milani e Dewey, per la visione democratica dell’istituzione scolastica e in particolare il rapporto docente-studente, che si realizza non come superamento dell’autorità, ma come collaborazione democratica: il docente è una guida e un facilitatore dell’apprendimento, che avviene attraverso un “fare insieme” applicato alla risoluzione di problemi concreti, pratici e “vitali”. In questa situazione entrambi imparano e insegnano.
In particolare, ci ha colpito l’espressione “penna come arma”, non per attaccare ma per difendersi dalle ingiustizie e dalle prevaricazioni sociali.
Intendere gli altri e farsi intendere: lingua e potere
Per don Milani
La lingua non è solo un mezzo di comunicazione, ma uno strumento di potere. La cultura e il sapere, secondo lui, non sono un ornamento, ma la condizione necessaria per la dignità umana. Senza la parola, l'uomo non è libero: con la parola, l'uomo diventa cittadino. “Ciò che manca ai miei (ragazzi di montagna) è dunque solo questo: il dominio sulla parola” senza il quale i tesori racchiusi nella mente e nel cuore restano murati dentro. Così le parole diventano “come personaggi” che si muovono, che agiscono e creano la realtà.
La sua riflessione nasce dall’esperienza concreta con i ragazzi di Barbiana, esclusi dalla scuola e dalla società, emarginati dal diritto di istruzione e per questo condannati all’isolamento e all’ignoranza. Il boom economico aveva ridato colore all'Italia, trascurando, però, chi era escluso da questo processo. Don Milani, rendendo giustizia all’articolo 3 della Costituzione, rimuove gli ostacoli e accoglie i bisogni di questi bambini.
Parte da un’idea semplice e radicale: “Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli.” (LP)
Chi sa parlare, leggere e scrivere bene può difendere i propri diritti, partecipare alla vita politica, capire le leggi e non farsi ingannare. Chi invece non padroneggia la lingua, come un povero che non può permettersi l’istruzione e di conseguenza non si avvale dell’uso appropriato della parola, resta dipendente dagli altri e condannato al silenzio.
Per noi
In Lettera a una professoressa don Milani denuncia una scuola che usa la lingua come strumento di selezione sociale. Bocciare per errori linguistici significa, ancora oggi, colpire soprattutto i figli dei “poveri” che arrivano a scuola con una lingua orale, concreta, legata al lavoro e alla vita quotidiana, oppure i ragazzi migranti che stanno imparando le forme linguistiche italiane e non riescono, ad esempio, a spiegare contemporaneamente quelle del volgare fiorentino usato da Dante nel Trecento.
La proposta di don Milani è molto chiara e valida anche per noi oggi: insegnare la lingua a tutti, senza umiliare nessuno. Prima di correggere, bisogna far parlare. Prima della grammatica, viene la capacità di capire e farsi capire. La parola diventa così il primo vero strumento di emancipazione, di giustizia sociale e di pari opportunità.
Educazione come responsabilità collettiva
Per don Milani
Uno dei diritti inviolabili dell'uomo è quello di essere riconosciuto nella sua dignità e integrità. Questo è uno dei principi applicati da Lorenzo Milani all'interno del suo metodo educativo: dare importanza a ogni individuo indipendentemente dalla propria condizione sociale ed economica, offrendo opportunità a chi non ne aveva mai avute e superando il determinismo sociale che caratterizzava l'Italia di quell'epoca.
La scuola non deve essere un luogo di competizione, ma una comunità di apprendimento, fondata sul valore dell’individuo e sulla solidarietà (l'Articolo 2 della Costituzione italiana, stabilisce che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come individuo sia nelle formazioni sociali...) e rappresentare un luogo di crescita condivisa. Competere significa che il confronto tra gli studenti ha come fine il superamento dell’altro, favorendo inevitabilmente chi parte avvantaggiato e lasciando indietro i più fragili. Al contrario, la scuola deve riconoscere che ogni studente ha tempi e capacità diverse e che l’apprendimento migliora quando è costruito insieme. Stare insieme permette di imparare non solo contenuti, ma anche valori fondamentali, come l’aiuto reciproco, il rispetto e la responsabilità verso gli altri. La scuola è costruzione condivisa di significati.
Per noi
Nella Lettera Giovani di montagna e giovani di città, ci sembra che il concetto chiave sia quello di “responsabilità nei confronti della cultura propria e altrui”. In un ambiente cooperativo non solo può accadere che chi ha più conoscenze cerchi di aiutare chi è in difficoltà, ma anche che si scopra quanto ognuno sia portatore di un proprio sapere e di esperienze, così che la diversità fino a quel momento percepita come limite si trasformi in risorsa.
In questo modo, la crescita non è solo individuale, ma collettiva. La scuola diventa quindi uno spazio in cui l’individuo completa, orientandola, una formazione integrale della sua persona, in cui sviluppa competenze sia cognitive che sociali. L’esperienza dello stare insieme educa alla “cittadinanza attiva” e prepara gli studenti a una società più giusta, dove non conta vincere sugli altri, ma crescere tutti insieme.
Quindi don Milani attraversa le generazioni perché nonostante i cambiamenti, oggi come ieri, se manca l’impegno per il superamento delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali, si è destinati a commettere gli stessi errori e non raggiungere l’ordine e la pace.
"Per il bene dei poveri. Perchè si facciano strada senza che scorra il sangue. E se anche il sangue dovesse scorrere un'altra volta, perché almeno non scorra invano per loro come è stato finora tutte le volte”.(LB)
Hanno scritto questo testo
Baisi Caterina, Bonantini Erika, Cucu Daria Emilia, Muzzarelli Cecilia, Pellizzola Chiara. Alessia Argenziano, Serena Atapathu, Livia Ferrari, Viola Fornasier, Dea Goldoni, Alessia Marchesini, Sara Piacentini, Aurora Roncaglia, Sara Moubthaij, Cecilia Lembo, Ilaria Piccinini, Bianca Bavieri, Sophia Spataro, Sofia Bottura, Beatrice Rossi, Evelin D’Aguanno, Marco Bavutti, Yasmine Chelli, Asia Barbato.
Note:
LP- “Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa”, LEF 1967
LB- “Lettera a Ettore Bernabei – Giovani di montagna, giovani di città”, agosto 1956



Abbiamo letto e interpretato queste tre immagini alla luce dell’insegnamento di Don Milani. Ecco cosa hanno evocato in noi…
L’isola sul mare dell’indifferenza
L’isola è la scuola di Barbiana, emerge e galleggia sul mare grigio dell’indifferenza della città nei confronti della condizione di fragilità di molti minori di campagna e montagna. L’uomo sull’isola ha trovato un luogo di speranza e vita. Analogamente la scuola pensata da Don Milani è luogo di vita e speranza per i bambini e i giovani che la società in ogni epoca esclude. Il suo motto, “I care” (“mi sta a cuore”), ci invita a guardare gli altri, a farsene carico, a non restare spettatori indifferenti: non c’è vera educazione senza responsabilità verso gli ultimi.
Il grammofono nella gabbia
Il grammofono chiuso nella gabbia rappresenta la cultura e la conoscenza quando sono chiuse e accessibili a pochi. Don Milani denuncia proprio questo: una scuola che non libera, ma seleziona ed esclude, trasformando la cultura in privilegio. Al contrario, le note musicali che escono e si trasformano in un volo, richiamano l’idea centrale di Don Milani: la parola è libertà. Quando qualcuno impara a esprimersi, a capire e a farsi capire, rompe le “sbarre” dell’ignoranza e dell’emarginazione.
La chiave giusta per aprire una serratura
La porta rappresenta opportunità, diritti, futuro per ogni persona. L’educazione è la chiave che permette di accedervi. Tuttavia, se la chiave è sbagliata, la porta resta chiusa. Don Milani critica una scuola che offre la stessa chiave a tutti, ignorando le differenze. Ancora oggi la scuola è inclusiva se riesce a trovare la chiave corretta per ciascuno studente.





